Fino al prossimo 31 luglio Roma torna a essere una capitale delle relazioni culturali globali grazie alla quarta edizione di “FUORI SEDE – Festival delle Accademie e degli Istituti di Cultura stranieri”, ideato e curato da Francesca Barbi Marinetti. Promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e da Azienda Speciale Palaexpo, la manifestazione si sviluppa tra Palazzo Esposizioni e la fitta rete delle istituzioni culturali straniere attive nella città, consolidando un progetto che negli anni si è affermato come uno dei più significativi osservatori sulla contemporaneità artistica internazionale.
La presenza a Roma di accademie, istituti e centri di ricerca provenienti da numerosi Paesi costituisce infatti un patrimonio unico nel panorama europeo. Attraverso programmi di residenza, borse di studio e percorsi di ricerca, queste istituzioni accolgono ogni anno artisti, architetti, studiosi, scrittori e curatori che contribuiscono a rinnovare il dialogo tra culture differenti, facendo della capitale un luogo di incontro e sperimentazione.
In una città che da secoli vive di stratificazioni storiche e culturali, dove passato e presente convivono in un continuo intreccio, il Festival sceglie di porre al centro proprio la dimensione dello scambio. Il titolo dell’edizione 2026, “Fuori Sede”, richiama la condizione di temporanea lontananza dal proprio contesto di origine vissuta da molti artisti e ricercatori in residenza. Una situazione che non viene interpretata come semplice distanza geografica, ma come esperienza capace di generare nuove prospettive, relazioni e possibilità di crescita.
Dopo le precedenti edizioni dedicate al ritratto della città, agli effetti della pandemia e alla riflessione sui cliché culturali, il nuovo capitolo del Festival concentra l’attenzione sulle dinamiche dell’attraversamento e della contaminazione. L’obiettivo è riaffermare il ruolo delle Accademie e degli Istituti di Cultura stranieri come luoghi di produzione di conoscenza e piattaforme di confronto aperte al futuro.
Secondo Marco Delogu, presidente di Azienda Speciale Palaexpo, la continuità del progetto testimonia la solidità delle relazioni costruite negli anni tra le diverse realtà coinvolte e la volontà condivisa di creare spazi in cui linguaggi e comunità differenti possano incontrarsi e collaborare.
Per Francesca Barbi Marinetti, il Festival rappresenta invece l’espressione più autentica della vocazione internazionale di Palazzo Esposizioni e del Macro, intesi come luoghi dinamici in cui identità culturali diverse si confrontano, si arricchiscono reciprocamente e producono nuove prospettive.
Il programma pubblico propone una serie di appuntamenti dedicati ai temi più urgenti del dibattito contemporaneo. Tra gli incontri figurano la tavola rotonda “Arte contemporanea e (infra)strutture coloniali”, il dialogo “Curatori in conversazione” e tre appuntamenti delle “Premio Strega Sessions: Letteratura oltre i confini”, pensati per approfondire le relazioni tra produzione artistica, ricerca e scrittura. Gli incontri, aperti gratuitamente al pubblico, sono concepiti come occasioni di confronto tra le comunità internazionali presenti a Roma e i visitatori.
Accanto al calendario principale, il Festival valorizza inoltre la programmazione autonoma delle numerose istituzioni aderenti. Mostre, open studio, concerti, incontri e proiezioni ampliano così il raggio d’azione della manifestazione, offrendo una mappa in continuo aggiornamento della vivace scena culturale internazionale che abita la città.
Partecipano al progetto realtà prestigiose come Villa Medici, Villa Massimo, l’American Academy in Rome, la British School at Rome, la Bibliotheca Hertziana, l’Academia Belgica e numerosi istituti culturali europei ed extraeuropei, confermando la dimensione cosmopolita di una rete che rende Roma un caso pressoché unico.
Più che un semplice festival, “FUORI SEDE” si configura come una piattaforma di relazioni e di pensiero condiviso, capace di raccontare una città che continua a reinventare la propria tradizione di crocevia internazionale. In un’epoca segnata da mobilità, migrazioni e scambi continui, la condizione del “fuori sede” diventa così metafora di una contemporaneità in cui l’incontro con l’altro rappresenta ancora una delle più fertili occasioni di conoscenza e di creazione.






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